Banche Cantonali
19 novembre 2025
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Un anno di Basilea III Final: cosa è cambiato per le Banche Cantonali e la loro clientela?

Ultimo aggiornamento:  19 novembre 2025

Il 1° gennaio 2025 sono entrate in vigore le disposizioni finali di Basilea III, che disciplinano i requisiti patrimoniali e di liquidità nel settore bancario. In questa intervista, Stefan Liebich, Vicepresidente della Direzione generale e Responsabile del settore Finanze & Rischi presso la Aargauische Kantonalbank (AKB), traccia un primo bilancio e illustra le ripercussioni delle nuove regole.

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Stefan Liebich
Vicepresidente della Direzione generale | Responsabile del settore Finanze & Rischi
Aargauische Kantonalbank

Quali sfide avete incontrato nell’attuazione delle disposizioni finali di Basilea III?

Stefan Liebich: Il pacchetto finale di Basilea III mira a rafforzare la resilienza del sistema bancario e a migliorare la comparabilità tra gli istituti, in particolare attraverso requisiti patrimoniali più precisi, esigenze di liquidità più elevate e una rendicontazione più trasparente.

L’attuazione di questi obiettivi – pienamente condivisi – ha posto sfide significative non solo per l’AKB. Da un lato, la maggiore complessità della normativa ha imposto un approccio progettuale, con adeguamenti sostanziali ai processi interni e ai sistemi IT. Dall’altro, le nuove disposizioni hanno un impatto diretto sull’attività con la clientela, incrementando il fabbisogno di consulenza.

Come valuta il rapporto tra costi e benefici?

Già prima dell’introduzione delle disposizioni finali di Basilea III, l’AKB adottava una politica aziendale prudente e disponeva di solide quote di capitale. Di conseguenza, la nostra valutazione è articolata:

l’introduzione delle nuove direttive ha richiesto un notevole impiego di risorse, mentre i benefici diretti, in considerazione del nostro profilo di rischio robusto, risultano limitati. Nel lungo termine, le maggiori esigenze regolatorie comportano un aumento dei costi negli ambiti IT, processi e personale, mentre la complessità – malgrado l’automazione – rimane elevata e soggetta a errori. Si profilano inoltre potenziali svantaggi competitivi rispetto a istituti soggetti a regolamentazioni meno rigorose.

A ciò si aggiunge che, in alcuni ambiti, le banche devono dotarsi di più capitale proprio, con un conseguente aumento dei costi dei crediti o una riduzione del volume di finanziamenti. Quest’ultimo aspetto implica, tra le altre cose, che le banche tenderanno a finanziare meno immobili locativi nuovi o esistenti. Nel lungo termine ciò può comportare un incremento degli affitti, con ripercussioni indesiderate per l’economia nazionale.

Si sente dire sempre più spesso che le banche rinunciano a concedere determinati crediti. Le direttive Basilea III Final hanno reso le banche più caute nella concessione di prestiti o si può parlare addirittura di credit crunch?

Al momento non rileviamo un credit crunch, ovvero una carenza sistemica di credito. Osserviamo però un aumento della selettività sul mercato dei crediti. Le cause principali vanno ricercate nell’attuale contesto caratterizzato da bassi tassi d’interesse, incertezze economiche e geopolitiche e condizioni di rifinanziamento mutate. Il fatto che le banche non concedano «determinati crediti» è principalmente riconducibile alla concentrazione sui segmenti chiave e a una politica del rischio più prudente in un contesto economico incerto.

Basilea III Final ha conseguenze per determinate ipoteche, come quelle relative agli immobili locativi?

Sì. Nel finanziamento di immobili locativi, le ponderazioni dei rischi nel metodo standard aumentano bruscamente a partire da un livello di anticipo superiore al 60%, determinando requisiti patrimoniali più elevati per le banche. Questi costi aggiuntivi di capitale vengono solitamente trasferiti alla clientela sotto forma di maggiori oneri. Ciò riduce l’attrattiva degli investimenti in immobili locativi e può contribuire a un aumento dei canoni di locazione. La regolamentazione bancaria esercita quindi un’influenza diretta sul mercato immobiliare.

E per quanto riguarda i crediti alle imprese?

Nel classico segmento delle PMI, le ponderazioni dei rischi restano in gran parte invariate, per cui l’accesso al credito per l’economia regionale rimane buono. Le banche tuttavia stanno riducendo con maggiore frequenza le linee di credito accordate ma non ancora utilizzate, poiché ora anche queste devono essere coperte con capitale proprio. In futuro, sarà più frequente per le imprese dover pagare commissioni soltanto per la messa a disposizione del credito, anche se non lo utilizzano.

Cosa desidera trasmettere l’AKB alla politica in merito al futuro della regolamentazione bancaria?

In qualità di Banca Cantonale con un forte radicamento locale e un approccio prudente e trasparente, sosteniamo una regolamentazione differenziata, proporzionata e rispettosa del modello di business. L’obiettivo deve rimanere quello di garantire un facile accesso ai servizi bancari. Le nuove normative dovrebbero essere neutrali dal punto di vista concorrenziale e prive di complessità eccessiva.

In quest’ottica, valutiamo in modo critico, ad esempio, l’eventuale introduzione di un nuovo regime di responsabilità, come ipotizzato dal Consiglio federale. I requisiti già in vigore – tra cui quelli in materia di garanzia e organizzazione, le direttive di corporate governance, la gestione dei rischi e i meccanismi di controllo interno – vengono attuati sistematicamente. Dal punto di vista attuale, regole ulteriori avrebbero un’utilità limitata a fronte di notevoli costi.

Riteniamo invece efficace un’impostazione regolatoria prevalentemente basata su principi, in quanto promuove una cultura del rischio prudente come quella dell’AKB. Un approccio normativo rigidamente basato su regole limiterebbe la capacità d’innovazione e la sensibilità al rischio, con effetti negativi per le banche e la loro clientela.